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Pontinia LEGO: la (ri)fondazione di Pontinia con i mattoncini LEGO I mattoncini LEGO per conoscere meglio e scoprire tutti i dettagli degli edifici appartenenti al nucleo storico della fondazione di Pontinia e comprendere i canoni dell'architettura razionalista. E' questo il valore dell'iniziativa del portale internet pontiniaweb.it, il progetto on-line per promuovere e conoscere Pontinia sul web, che lancia questa nuova campagna, insieme a quella del QR-CODE, per conoscere meglio Pontinia, la sua storia e promuovere quella cultura del territorio foriera di rispetto ed attenzione dello stesso. [continua...]
QR-CODE: Pontinia città museo In occasione delle celebrazioni per il 75° anniversario della fondazione della città di Pontinia, la DELTAEFFE di Latina in collaborazione con il portale internet pontiniaweb.it ed il patrocinio dell'assessorato alla cultura del Comune di Pontinia, in via sperimentale, hanno realizzato un'inedita iniziativa per promuovere conoscenza, valore, cultura, e consolidare quella consapevolezza per apprezzare e rispettare il territorio e la cittadina di Pontinia attraverso la sua storia e curiosità, avvantaggiandosi dell’interazione tra telefono cellulare ed Internet in un’esperienza d’uso interattiva e contestuale al territorio. [continua...]
Donazione all’istituendo museo civico di Pontinia Antonio Rossi, fondatore del portale pontiniaweb.it, ha acquisito negli anni una cospicua ed organica raccolta di giornali, riviste, fotografie, cartoline ed altro materiale propagandistico risalente all'epoca della fondazione ed inaugurazione del Comune di Pontinia, terza città di fondazione dell'agro redento. La raccolta di questo ed altro materiale ha costituito, unitamente alle pubblicazioni e documento consultati, il fondamento storiografico sul quale sono basati gli articoli pubblicati sul portale internet pontiniaweb.it. [continua...]

Pontinia in breve

Pontinia è una paese di circa 13.500 abitanti (agg. ISTAT 2004) situato a sud di Roma (90 km) in provincia di Latina (18 km) immerso nel cuore dell’Agro Pontino dal quale prende il nome. E’ la terza delle città c.d. di Fondazione ed è stata concepita come comune prevalentemente rurale come ancora oggi testimoniano le geometrie e lo stile della città votato a servire le campagne [architettura] . La posizione del centro abitato è equidistante da Sabaudia (LT) e Latina e gode di una posizione privilegiata in termini di viabilità in quanto si estende tra la S.S. 148 Pontina (nota anche come mediana) e la S.S. 7  Appia. Il recente ampliamento della SS 156 Monti Lepini consente di raggiungere velocemente Frosinone (40 km)  ed il relativo snodo autostradale (A1 Autostrada del Sole). Inoltre la vicinanza con diverse stazioni ferroviarie, poste lungo la tratta Roma – Napoli, dei comuni limitrofi come Sezze Romano, Priverno Fossanova, Terracina  e Latina Scalo ne aumentano ulteriormente la raggiungibilità [come arrivare].

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La posta di Mesa di Pontinia

A chi percorre in auto o in bus quel tratto della Via Appia che è noto come la “Fettuccia di Terracina” perché è un lungo rettilineo che si snoda per una quarantina di chilometri dall’uscita Cisterna di Latina fino alle porte della città tirrenica e che le dà appunto il nome, capiterà di osservare al km.53,800 i resti di un monumento funerario risalente alla prima metà del primo secolo d.C. e che è conosciuto come il “Mausoleo di Clesippo”. Quel sepolcro funerario è uno dei pochi resti dell’età repubblicana di Roma esistenti nel territorio di Pontinia che siano giunto sino a noi. Esso insiste su un’area chiamata “Posta di Mesa” e sorge al km.83,800 della Strada Statale ‘Appia’.

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L'iscrizione di Teodorico

Nell’androne del casale di Mesa di Pontinia sono state murate alcune iscrizioni e reperti rinvenuti durante i vari interventi di prosciugamento, risanamento e bonifica del’area circostante. Quello di maggior interesse è una lapide celebrativa delle operazioni svolte in questa area durante il regno dell’imperatore Teodorico.

L’iscrizione indicata nell’immagine al lato (espandibile) di seguito viene trascritta con il testo latino integrale derivante dalle operazioni di intepretazione delle regole di abbreviazione tipiche di queste iscrizioni:

D(ominus) N(oster) GL(o)R(io)S(issi)MUS ADQ(ue) INCLYTI(ssimus) REX THEODORICUS VIXT(or) AC THRIUNF(ator) SEMPER AUG(ustus) BONO R. P. NATUS CUSTOS LEBERTATIS ED PROPAGATOR ROM(ani) NOM(inis) DOMITOR G(en)TIUM DECENNOVIUM VIAE APPIAE ID (est) A TRIP (ontio) USQ(ue) TARRIC(inam) IT(em) ET LOCA QUAE CONFLUENTIB(us) AB UTRAQ(ue) PARTE PALUD(ibus) PER OMN(es) RETRO PRINCIP(es) INNUNDAVERANT USUI PUB(li) CO ET SECURITATI VIANTIUM ADMIRANDAE PROPITIO DEO FELIC(i) TER RESTIRUIT OPERI INIUNCTO NAVITER INSUDANTE ADQ(ue) CLEMENTISSIMO PRINCIP(i) FELICITER DESERVIENTE P(rae) CONIIS EX PROSAPI(a) E DECIORUM CAEC(ilio) MAUR(o) BASILIO DECIO V(iro) C(larissimo) ET INL(ustrissimo) EX P(raefecto) U(rbi) EX P(raefecto) P(raetorio) EX CONS(ule) ORD(inario) PAT(ricio) QUI AD PERPETUANDAM TANTI DOMINI GLORIAM PER PLURIMOS QUI ANTE NON ALBEOS DEDUCTA iN MARE AQUA IGNOTAE ATAVIIS ET NIMIS ANTIQUE REDDIDIT SICCITATI

Di seguito al traduzione: “Nostro Signore gloriosissimo ed illustrissimo il Re Teodorico, vincitore e trionfatore, sempre Augusto, nato per il bene dello Stato, custode della libertà e propagatore del nome romano, domatore di genti barbare, ha felicemente e con l’aiuto di Dio reso di nuovo praticabile ed ammirabilmente sicuro per il vinandante il Decennovio della via Appia da Trepponti a Terracina, nonchè i luoghi che, sotto tutti i regni precedenti, erano stati inondati dallo straripamento delle paludi da destra a sinistra; lavoro assunto e diligentemente proseguito per ordine del clementissimo principe, del discendente dei Decii, Ceciclio Mauro Basilio Decio, ex prefetto dell’Urbe, ex prefetto del Pretorio, ex console ordinario, patrizio; il quale, per rendere eterna gloria di sì grande Signore, conducendo le acque al mare per mezzo di canali non prima esistenti, ha fatto rinascere l’antica siccità sconosciuta alle generazioni precedenti”

Il Mausoleo di Clesippo

l “Mausoleo di Clesippo” rimane una delle testimonianze archeologiche più conosciute del territorio di Pontinia. Il manufatto del I° secolo a.C. si erge a fianco del Casale di Mesa. Il Mausoleo attribuito a Clesippo Geganio, ci appare spoglio dei rivestimenti di travertino che, in origine, lo ricoprivano come ci testimonial’incisione del rossini del 1700. Narra la leggenda che uno schiavo di nome Clesippo fu liberato dalla schiavitù dalla sua padrona solo per i desideri terreni di costei.

Invece è probabile che quella tramandatasi fino ai nostri giorni sia solo una diceria diffusa tra la gente patrizia dell’epoca, gente nata ricca e facoltosa che malvolentieri sopportava l’ingegno e la capacità di un ex schiavo, divenuto ricco e famoso forse più dei suoi detrattori e che aveva fatto costruire un’imponente tomba per ricordare a tutti il grande affetto per la sua benefattrice [tratto da http://www.bielonorma.it/pontinia_in_cartolina.htm]. La riproduzione più antica di questo manufatto sepolcrale che è giunta a noi è un acquerello del Labruzzi che risale al XVIII secolo. Il dipinto, in buone condizioni di conservazione, è conservato nella Biblioteca Vaticana: esso ci mostra il complesso in condizioni certamente migliori di quelle attuali, anche se le devastazioni subite nei secoli precedenti per le ruberie, per lo stato di abbandono, per le intemperie e per il vandalismo avevano già fatto scempio di ogni cosa. In quell’acquerello è ancora visibile tutto intero il basamento e la parte turrita quadrangolare. Le più antiche descrizioni in nostro possesso del manufatto, il così detto “Mausoleo di Clesippo”, sono invece quelle rilasciateci dai viaggiatori del Settecento e dell’Ottocento. Utile leggere a tal proposito “Viaggio Pittoresco da Roma a Napoli” del Rossini edito a Roma nel 1839, oppure “A classical tour trough Italy” di R.C. Hoare , edito a Londra nel 1819). Il Mausoleo, così come ci appare oggi, poggia su un incompleto basamento quadrangolare alto metri 2,38 e con lato di ventitré metri; è completamente spoglio dei rivestimente esterni; la torre quadrata (detto anche ‘torrione’) il cui lato alla base è di metri 7,40 e che si elevava originariamente per dodici metri dal basamento e si restringeva verso l’alto ove il suo lato andava a misurare metri 4,50, è oggi irrimediabilmente ‘mozzata’ all’altezza di cinque metri; il muro di fondazione infine è profondo poco più di un metro. Il sepolcro non presenta ‘aperture’ o ‘celle di accesso’; in esso il defunto (o le sue ceneri) vi veniva murato. Il monumento per le sue caratteristiche è databile senz’altro alla prima metà del primo secolo d.C. Chi era Clesippo? Secondo le più accreditate notizie in merito (le quali fanno giistizia di quelle che volevano il Clesippo un liberto di Nerone) era uno schiavo proveniente dall’Anatolia che venne acquistato (e non sappiamo se vi siano stati ‘propprietari’ intermedi) da una matrona romana chiamata Gegania. Per i suoi servigi e per la sua fedeltà, Clesippo venne ‘affrancato’ e divenuto ‘liberto’ acquisì il nome di Clesippus Geganius. Già provvisto di una buona base culturale, Clesippo si dette agli studi arricchendo ulteriormente il suo bagaglio culturale. Potè quindi dedicarsi alla vita pubblica tanto da giungere a volgere importanti incarichi e a ricoprire persino importanti cariche. Nell’Ottocento e fino agli inizi del Novecento, si riteneva che quel manufatto fosse il ‘fanum’ che Marco Tullio Cicerone avesse donato alla figlia Tullia. Ma il rinvenimento e la scoperta durante le opere della bonifica delle Paludi Pontine di molte iscrizioni e di molti cippi (i quali poi sono stati tutti raccolti e murati nella rinascimentale Cascinale di Mesa) convinsero gli storici della erroneità di quella attribuzione. Della cosa ebbe ad interessarsi la Sovrintendenza delle Belle Arti e Tutela dei Monumenti del Lazio: fu ritenuto quindi che il manufatto fosse senz’altro Il sepolcro di Clesippo Geganio in forza di una lastra di marmo lunga due metri e mezzo sulla quale si legge ancora oggi: CLESIP GEGANUS MAG CAPIT MAG LUPERC VIAT TR il che, opportunamente sviluppato, ci dà la esatta interpretazione: CLESIP (pus) GEGANUS MAG (ister) CAPIT (olinorum) MAG (ister) LUPERC(orum) VIAT (or) TR (ibunicius)Il

La storia di Pontinia e del suo territorio: 1810 – 1944

810 Con l’avvento dell’epoca napoleonica e delle discesa in Italia dell’imperatore francese, fu nominata una commissione per stabilire le opere da realizzare per migliorare le condizioni dell’Agro Pontino. I progetti proposti dagli incaricati di Napoleone proponevano due sistemi complementari tra loro: quello delle colmate, per i terreni più depressi,  e quello della canalizzazione già iniziato. Tuttavia gli intenti napoleonici tali rimasero per via della caduta dello stesso Napoleone.

1821 Pio VII, ispirandosi al suo predecessore emanò una serie di regolamenti per la costituzione del Consorzio dei Proprietari dell’Agro ma senza sortire significativi risultati.

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La storia di Pontinia e del territorio: 490 d.C. – 1777

490 d.C. Basilio Decio Cecina, durante il regno di Teodorico, secondo dei Re barbari romani, attua con successo la prima opera di bonifica per acquisire la proprietà delle terre rese coltivabili senza alcun onere e  provvedendo con mezzi propri.  Le numerose testimonianze dell’epoca e le iscrizioni rinvenute (vedi riquadro nella pagina) a Mesa confermano il risultato raggiunto.

VI – XIII durante questi secoli le fonti consultate non riportano notizie delle sorti della pianura pontina. Le invasioni di cui è preda l’Italia, l’avvento del Sacro Romano Impero, le vicende del papato e tutti quei tumultuosi eventi che hanno interessato questo lungo lasso temporale hanno sortito l’effetto indiretto di trasformare nuovamente queste terre in zone paludose ed inospitali.

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Storia di Pontinia: 535 a.C. – 97 a.C.

535-510 a.C. Alcune fonti riportano che fin dal regno di Tarquinio il Superbo, ultimo dei sette re di Roma, l’Agro Pontino era una territorio pianeggiante, fertile, rigoglioso ed abbondante di selvaggina. Si ritiene, anche per via di una certa rappresentazione cartografica della zona anteriore al XIV secolo [vedi riquadro nella cronolgia successiva], che la pianura pontina, prima di trasforamrsi in palude, fosse ricoperta da un esteso lago che progressivamente andò prosciugandosi lasciando soltanto qulce acquitrino nelle zone più depresse e formando dunque la pianura pontina.

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uno a caso...

La via Appia

La regina viarum che dai tempi remoti attraversa il terriotrio paludoso del Comune di Pontinia i cui viaggiaotri ci hanno restituito immagini drammatiche e romatiche dello stato di quei luoghi

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Il nuovo Museo dell'Agro Pontino vi aspetta a Pontinia in p.zza J.F. Kennedy - Ulteriori dettagli www.museoagropontino.it

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