L’oro alla Patria
Gli autori del portale pontiniaweb.it, nel continuo aggiornamento, ricerca ed analisi di contenuti inerenti la comprensione della sotria di Pontina intesa nel suo complesso di orgine territoriale, fodnaizone ed evoluzione, propongono questo interessantea rticolo pubblciato sul Sole 24 Ore a fira di Marco Innocenti del 14 dicembre 2007 preso dalla rubrica “Storie dalla storia”:
“Marco Innocenti, inviato del «Sole 24 Ore» e autore di numerosi libri sugli eventi mondiali sul costume del nostro Paese, raccontai grandi fatti del passato e come l’Italia li visse il 18 dicembre 1935, in una giornata gelida e piovosa, gli italiani donano alla patria i loro anelli nuziali. Per il fascismo, colpito dalle sanzioni della Società delle Nazioni a causa della guerra in Etiopia, è un plebiscito, un trionfo e una rivincita.
Gli esempi eccellenti
Ci sono, fortemente propagandati dal regime, gli esempi illustri. La regina Elena dona la propria fede, il principe Umberto il collare dell’Annunziata, re Vittorio Emanuele, con poca fantasia, dei lingotti d’oro. Mussolini fa fondere i busti della Rocca delle Caminate, Pirandello offre la medaglia del Nobel, D’Annunzio spedisce la sua vera e una cassa d’oro, Marconi l’anello nuziale e la medaglia da senatore. Le fedi raccolte a Roma sono 250mila, a Milano 180mila. «Siamo a Milano o in California ai tempi dei cercatori d’oro?», si chiede «L’Illustrazione italiana».
Il sacrificio dei poveri
In tutto il Paese si raccoglieranno 33.622 chili d’oro e 93.473 d’argento. Arriva roba da poco, ma ci sono anche oggetti preziosi, braccialetti, catene e coccarde d’oro zecchino. Gli anelli nuziali sono sostituiti con fedi d’acciaio. «Nell’Italia di Mussolini – scrivono i giornali – il metallo nobile è l’acciaio». Ma chi può, naturalmente, compera un nuovo anello per darlo ai centri di raccolta e conserva di nascosto quello originale. I poveri, che non hanno di queste alternative, sono felici di donare le loro modeste cose. Un milite invia dall’Etiopia un anello, ricordo della madre defunta. Scrive un bambino da Pisa: «Per il Duce Mussolini darei tutto, fino anche il sangue e il mio orologino d’oro».
L’autarchia
L’Italia, leggendo queste parole deamicisiane, un po’ autentiche e un po’ costruite, si commuove e corre ai banchi della donazione compatta come non lo sarà mai più sotto il fascismo, dando il proprio contributo al regime per sostenere l’ “assedio” dei Paesi ricchi. Mussolini, stimolato dalle “inique sanzioni” e pronto a far scattare l’autarchia, alimenta il mito dell’italianità e dell’autosufficienza. Un anello per la grandezza d’Italia, nei piatti poca carne e molte castagne, e sui muri i fatidici slogan firmati Mussolini: quelli che il tempo, il ridicolo e la sconfitta cancelleranno.”
Tratto da il sito web del “Sole 24 Ore“
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